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Notizie dal Carmel di Bangui
6 dicembre 2013
Carissimi,

La notte è passata abbastanza bene per i nostri 600 graditissimi ospiti.
Verso le tre del mattino arriva però la pioggia – anche se la stagione secca è appena iniziata – e quindi siamo costretti ad aprire anche la Chiesa per proteggere tutti. Del resto, già ai tempi di papa Leone Magno il popolo di Roma si salvò dai Vandali rifugiandosi nelle chiese. La storia si ripete ed ogni epoca ha la sua seleka… e per fortuna i suoi Leone Magno.
Alle 6h45, dopo aver messo un po’ di ordine celebriamo la Messa. La Chiesa è ovviamente piena. Tutti sappiamo per cosa e per chi vogliamo pregare. In particolare affidiamo al Signore le anime di chi ieri è morto nei quartieri di Bangui. Pare che siano circa 300.
Dopo la Messa molti ripartono per rientrare nelle loro abitazioni. Il coprifuoco è infatti terminato. Provo a fare colazione, ma mi chiamano al portone d’ingresso. La gente corre verso il Convento. E’ il panico! In quartiere si spara ed è meglio ritornare al Carmel. Li accogliamo a braccia aperte e li sistemiamo come meglio possiamo. Anche se la poggia, ad un certo momento molto forte, rende tutto più difficile. C’è per fortuna solo un ferito.
Moltissimi, ovviamente, sono bambini. Provo a contarli discretamente, perché non vorrei mai che qualcuno pensasse che non ci sia posto per lui. Sono quasi 2000.

Telefoniamo all’Arcivescovo, in Nunziatura, all’Ambasciata Francese per informarli della nostra situazione e chiedere se ci possano dare una mano per nutrire la gente. Ma comprendiamo che non siamo gli unici a vivere una situazione del genere. Attraversare la città per venire qui da noi è difficile per tutti. Pazienza ci organizzeremo diversamente.
Verso le 10 due caccia rombanti attraversano il cielo nuvoloso. Sono arrivati i francesi! La gente applaude. Io quasi piango.
Poco dopo il cielo si rischiara un po’. Gli uomini rientrano nei quartieri. Restano con noi le donne e i bambini.
Ci organizziamo per preparare qualcosa da mangiare. Raccogliamo qualcosa nell’orto. Svaligiamo, con il suo permesso, il pollaio di un nostro amico musulmano Youssouf, che si trova poco distante dal convento. Riusciamo a recuperare più di 2000 uova che, in questi giorni, non potrà vendere in città. Poi prepariamo delle deliziose frittelle per i più piccoli.
Ogni tanto faccio qualche giro per salutare i nostri ospiti. Molti preparano qualcosa da mangiare. Altri si lavano come possono o sistemano i pochi vestiti con cui sono venuti. C’è addirittura chi ha messo su una farmacia ambulante e vende a prezzi stracciate medicinali di prima necessità. Ovviamente le nostre aiuole di fiori subiscono ingenti danni. Pazienza!
Non ho il coraggio di chiedere a questa gente la loro storia e il motivo per cui sono qui. Soffriamo tutti della stessa cosa. Chiedo ai bambini il loro nome. Uno si chiama Shalom, l’altro Dieu Sauve… cosa volete di più? Le donne sono tutte concentrate a cucinare e a consolare i loro bambini. I vecchi sono pochissimi. I volti più tristi sono quelli dei giovani e degli uomini della mia età. Sono esausti. Che futuro li attende? Deve essere insopportabile avere una voglia matta di ribellarsi e non poterlo fare.
In questi giorni non riusciamo più a pregare secondo l’orario abituale. Inoltre la nostra chiesa è ormai occupata da trecento bambini. Ci pensano loro a pregare al posto nostro. I loro strilli e il loro pianto ininterrotto suppliscono abbondantemente alla nostra salmodia.
Alle 16.30 organizziamo la più grande merenda sinoira della storia con igname e manioca per quasi tutti. Qualche difficoltà nel’organizzare le file… ma alla fine ne siamo usciti sani e salvi.
Dopo le 17.00 arrivano altri aerei. Siamo tutti con il naso all’insù. I bambini non stanno più nella pelle e per qualche minuto dimenticano la fame. Cose così le hanno viste soltanto nei film e questa è realtà.
Come vedete ho anche il tempo di scrivervi. I miei confratelli sono così bravi che non mi lasciano far niente. Lavorano senza sosta dal mattino alla sera come cuochi, idraulici, elettricisti, servizio d’ordine… Sono davvero fiero di loro. La nostra chiesa-ospedale da campo si è mobilizzata con una efficacia impressionante.
Per caso ci è capitato di vivere questa cosa. Ed è un dono che non vogliamo sprecare. E ci dispiace per voi che siete tanto in pensiero per noi. Ma le vostre preghiere, la vostra amicizia ci sostengono più di quanto possiate immaginare.
A domani

Padre Federico Trinchero, ocd