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IL NUOVO OLEIFICIO a BANGUI
(Repubblica Centrafricana)

Intervista a P.Renato Aldegheri, missionario carmelitano

Padre Renato, ci puoi ricordare come è nata l’iniziativa?
L’idea è scaturita dalla necessità di valorizzare il terreno acquistato. Il primo vivaio, iniziato nel 1999, era a Boy Rabe, presso la comunità delle Beatitudini dove P. Anastasio ha selezionato palme da olio di pregiata qualità, venute dal Camerun e le ha fatte piantare nel 2000, alte due centimetri. Dopo quattro anni, le palme cominciavano a dare frutti. Facevamo tutto il lavoro a mano: i grappoli venivano raccolti, sgranati a mano e poi spremuti in un rudimentale fusto adattato a pressa. Il primo anno eravamo riusciti a fare 400 litri di olio, poi di anno in anno, sempre di più. La svolta è stata nel 2006, quando su indicazione di P. Anastasio, sono andato in Camerun a comprare macchinari adeguati, che abbiamo installato negli unici spazi disponibili. Lo spazio era ristretto, così l’anno scorso abbiamo realizzato il nuovo oleificio molto più grande, che può contenere due file di macchine per poter lavorare a doppio ciclo. Per questo abbiamo già ordinato in Camerun altre macchine. Attualmente non possiamo fare più di 600 litri alla settimana, perché ci vogliono tre giorni per raccogliere i grappoli, un giorno per preparare i datteri, sgranarli, pulirli e metterli nella cisterna, un giorno per cuocerli, pressarli e far decantare l’olio e il sesto giorno per mettere l’olio nei fusti e lavare le macchine; quindi tre giorni per la raccolta e altri tre per la produzione dell’olio. I mezzi che abbiamo non ci permettono ancora d’avere più di una squadra d’operai, una per raccogliere e un’altra per fare l’olio, altrimenti si potrebbero fare due produzioni alla settimana.

Qual è la capacità di produzione? Il terreno misura 110 ettari, acquistati a poco a poco negli anni. Le palme attualmente in produzione sono 6.000 e, quando tutto il terreno sarà in produzione, saranno 20.000. Le ultime piantate, durante la stagione secca del 2007, daranno frutti nel 2011; la produzione a pieno regime l’avremo tra il 2013 e il 2015. La pianta produce quasi in continuazione e rallenta la sua produzione solo durante la stagione secca, da novembre a febbraio, a causa della scarsità d’acqua. In un anno ogni palma può dare dai 10 ai 15 grappoli. Attualmente non abbiamo bisogno di grandi mezzi: con quattro operai giornalieri e un capo assunto in modo permanente che dirige, produciamo 600 litri alla volta. L’olio è molto ricercato sul mercato locale, perché questo tipo di palme produce un olio molto gustoso e quindi la gente lo preferisce all’olio comune. Non riusciamo neppure a stare dietro alle richieste.

Qual è il procedimento per fare l’olio? Alla raccolta dei grappoli, segue lo stoccaggio per bagnarli e coprirli con un telone per tre giorni. Questo procedimento fa sì che l’umidità renda il grappolo morbido e i grani si stacchino più facilmente. La prima macchina sgrana separando i datteri dal raspo; poi la seconda macchina pulisce i grani dalle foglioline tramite un setaccio. In un terzo momento i datteri vengono messi in una cisterna dove cuociono a vapore acqueo per alcune ore, diventando così morbidi che si possono spremere anche tra le dita della mano. La spremitura la facciamo con una pressa a vite senza fine, che spinge e spreme. L’olio viene raccolto per caduta in una pentola, mentre la fibra e il nocciolo vengono espulsi dal cono della pressa. A questo punto abbiamo prodotto un olio grezzo, nel quale ci sono ancora parti di fibra macinata. È necessario versare l’olio grezzo in una pentola con 50 cm. d’acqua bollente: le parti pesanti scendono in fondo alla pentola e l’olio, più leggero dell’acqua per peso specifico, rimane a galla. Dopo un ultimo filtraggio a caldo, bisogna aspettare che l’olio raffreddi; ed è pronto per essere distribuito e consumato. Nel frattempo i macchinari vengono ripuliti dal capo, che le prepara per la prossima produzione.

Questa attività riesce a mantenere la comunità del Carmelo? “Questo lavoro sarà senz’altro un aiuto per la comunità del Carmelo. Inoltre abbiamo un allevamento di 42 vacche da carne e una ventina di pecore. Le mucche ci danno anche un po’ di latte e letame, sia per il nostro orto, sia da vendere per gli orti vicini. Anche se a soli 9 km. dalla città – conclude P. Renato – qui viviamo un po’ come nei villaggi. Non arriva né la rete di distribuzione della corrente, né dell’acqua; per questo ogni sera accendiamo il generatore di corrente per tre ore, per avere la luce e pompare l’acqua potabile dal pozzo alla cisterna.