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Passione nel cuore dell'Africa
18 dicembre 2014

Padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano dal 1993,
chiamato "l'uomo che ha piegato i fucili ai ribelli",
durante una delle sue rare visite in Italia, racconta
cosa sta succedendo a Bozoum.
Schiaffi, mitragliate contro l'auto e tanti rischi,
ma la forza per cercare la pace arriva dalla fede,
dalla preghiera e dalla vicinanza della gente.




"...la Repubblica Centrafricana vive un momento piuttosto complicato. Un anno fa il colpo di Stato contro il presidente François Bozizé aveva portato al potere la coalizione dei ribelli islamici Seleka. Nei mesi successivi l’intera popolazione civile è rimasta intrappolata da una violenta estrema e radicalizzata, condotta dagli stessi uomini della Seleka e dai loro rivali, gli anti-balaka. Questi ultimi definiti spesso dai media come «cristiani». «Sono tutto fuorché cristiani, anzi in gran parte sono animisti», evidenzia ad Avvenire padre Aurelio Gazzera, missionario che da anni vive a Bozoum, a 400 chilometri dalla capitale Bangui. «I rapporti tra musulmani e cristiani non sono mai stati problematici – spiega padre Aurelio –. Negli ultimi mesi, però, molti islamici sono dovuti fuggire per gli attacchi subiti dalle milizie anti-balaka. I problemi affrontati dal Centrafrica non sono religiosi, lo dimostra il fatto che molte famiglie musulmane sono venute anche a nascondersi da noi in convento. Il problema semmai è etnico, politico ed economico. La speranza è che i musulmani tornino».
Anche per i cristiani la situazione è complessa. Appena ieri si è saputo del sequestro-lampo subìto dal vescovo di Bossangoa, Nestor Desiré Nongo Aziagbia, rapito mercoledì assieme a tre sacerdoti della sua diocesi, nel nord del Paese, da un gruppo di miliziani della Seleka e liberato dopo 24 ore. «Il vescovo di Bossangoa – ha commentato la Comunità di Sant’Egidio – è fortemente impegnato, con tutta la Chiesa centrafricana, nell’opera di riconciliazione nazionale e nell’assistenza alle migliaia di profughi che in questi mesi hanno cercato rifugio nelle strutture cattoliche».

Padre Aurelio ammette la sua amarezza nel dire che quest’anno «il Centrafrica arriva alla Pasqua con un bagaglio pesante, rappresentato anche dalla fuga di molte famiglie musulmane. Dobbiamo tornare a vivere insieme come abbiamo sempre fatto. E la Pasqua può essere proprio l’occasione per ripartire». Nonostante i timori di scontri e nuove violenze, la comunità cristiana locale ha affrontato la Quaresima con spirito saldo. «Abbiamo tenuto una bellissima giornata di preghiera e digiuno sulla collina e, il 29 marzo, un altro importante momento di preghiera in cui abbiamo aiutato la gente a riflettere sulla realtà del Paese».

di Paolo M. Alfieri
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