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Aggiornamenti sulla situazione dal "Campo profughi Carmel" a Bangui
7 dicembre 2013, ore 22.40

Carissimi,
ecco altre notizie dal campo profughi Carmel de Bangui.
La notte è trascorsa piuttosto tranquilla, ma "in bianco". La finestra della mia cella dà giusto sul cortile dove centinaia di bambini piangono e strillano a turni regolari. Io, che per scelta non ho avuto figli, in questi tre giorni penso di aver recuperato egregiamente! Bisogna pur riposare bene per essere efficaci il giorno dopo. Il sonno è forte e mi aiuta a scacciare questi pensieri.

Alla 5 siamo quasi tutti già svegli. Faccio un giro di perlustrazione per dare il buongiorno ai miei ospiti. Trovo due famiglie nella sala del capitolo! Neppure me ne ero accorto ch erano finiti lì! Poi vado in chiesa. Due bambini hanno pensato bene di mettersi a dormire proprio sotto l’altare. Questo sì che è sensus fidei dei piccoli : non c’è posto di protetto di quello. Altri sono addormentati sugli stalli del coro e pregano al nostro posto.
Alle 6h30 celebriamo la Messa all’aperto. I bambini non ne vogliono sapere di lasciare la loro chiesa e noi non abbiamo voglia di svegliarli. A malincuore decidiamo di spostare il Santissimo in una cappella interna. Ma ci sono i poveri, dunque Gesù c’è.

Gli uomini e alcune donne, come ieri, rientrano nei quartieri per recuperare qualcosa constatare i danni e, purtroppo, venire a conoscenza di chi è morto. C’è una bambina che da due giorni cerca il suo papà la sua mamma. Facciamo un affido temporaneo alla cuoca che, con suo marito nostra sentinella, abita nella nostra concessione. Ha già tre figli e giusto qualche girono fa le chiedevo se pensava di farne un quarto. Eccola esaudita! C’è anche un papà con un bambino di pochi mesi che da due gironi non trova sua moglie. Registriamo i loro dati e spargiamo la voce. Speriamo. Alla sera il papà ritrova finalmente la moglie e la mamma del suo bambino.

Alle 9h00 parte la nettezza urbana… perché circa 2000 persone che insistono su uno spazio, grande più meno come un campo da calcio, hanno indubbiamente le loro esigenze e qualche inconveniente. Se dobbiamo essere un campo profughi lo dobbiamo fare bene.
Con i bambini ripuliamo tutta la zona. Poi in fila indiana ci si lava le mani e in premio c’è una frittella. Il nostro campo profughi è quasi più pulito di Bolzano!
Nel frattempo la gente cucina, lava i bambini, fa il bucato e stende i panni. Anche la rete del campo da pallavolo diventa un comodo stenditoio. Organizziamo l’accesso all’acqua e ai WC ; disinfettiamo con la candeggina e delimitiamo le zone con la calce.
Neppure Guido Bertolaso e la Protezione Civile italiana avrebbero potuto fare meglio in così poco tempo e con così pochi mezzi. Cedric, il nostro medico da campo (mannaggia! davvero un frate mancato!) continua a ricevere gente e distribuire medicine. I casi più gravi sono nel noviziato.

Continuano ad arrivare aerei ma ormai non li contiamo più.
Verso le 15 arriva dal vicario episcopale e dall’Unicef l’ordine di registrare tutti per ricevere degli aiuti. Ci mettiamo subito al lavoro. Sei segretari (2 per i bambini, 2 per le donne e 2 per gli uomini). Lavorano alacremente fino a quasi le 21 e non riescono a finire. Ovviamente posso già annunciarvi che bambini hanno stravinto! La gente è davvero tanta, il cortile, le casette, la chiesa non bastano più, e ormai dobbiamo aprire un’altra ala del convento, quella dove ci sono i garage e i garage. Qui mettiamo tutti gli uomini.

I miei confratelli non smettono un istante di lavorare e riposano a turni. Ogni tanto si mangia un boccone e poi si riparte.
Io cerco, come posso, di dirigere il traffico con l’aiuto di p. Mesmin e di p. Matteo (da soli due mesi in Africa, ma se la cava benissimo!). Come vedete, ho anche il tempo di dedicarmi alle trasmissioni delle informazioni e alle pubbliche relazioni… cercando di sorridere un po’ per non piangere troppo.

Alle 21 mangiamo qualcosa e organizziamo la strategia per l’indomani. Ascoltiamo le notizie alla radio e ci fa piacere sapere che il mondo parla di noi. Poi preghiamo per i nostri 2000 ospiti. Questa gente che proteggiamo in realtà ci protegge. Preghiamo per i nostri confratelli e la gente di Bozoum che a quanto pare se la passano peggio di noi. Ne approfittiamo anche per chiederci perdono l’un l’altro perché con la tensione ci possono essere state delle parole dure tra noi e piccole incomprensioni. Se vogliamo – e quanto la vogliamo! – la pace nel Paese, dobbiamo fare in modo che ci sia pace innanzitutto tra di noi.
Buona notte!

Padre Federico Trinchero, ocd