Acqua potabile:
energia rinnovabile e fonte di sicurezza alimentare
L'ACQUA C'E' MA... NON SI VEDE
Il nostro impegno continua:
nuovo obiettivo è fare 3 pozzi entro l’anno
“
Dare da bere agli assetati” è una delle opere di carità corporale che fin dal 1971,
quando i primi Frati Carmelitani sono arrivati in Centrafrica, abbiamo tentato
di svolgere con tutto il nostro impegno: una buona e attenta gestione delle risorse idriche,
infatti, migliora le infrastrutture per l’irrigazione, incrementa la produzione agricola
e crea energia rinnovabile. Un esempio ne è la nuova centralina idroelettrica istallata
alla Yolé da
P. Renato.
In Centrafrica l’acqua “c’è ma non si vede”
Sebbene il sottosuolo della Repubblica Centrafricana possieda una delle reti idrografiche più dense del
continente, la rete di distribuzione è praticamente assente.
Quando durante la
stagione secca, da novembre a marzo, non piove quasi mai per 5 mesi, la possibilità
di trovare acqua pulita nei fiumi diventa remota. Per questo motivo le donne sono
costrette a percorrere a piedi fino a 7-8 Km per riempire grandi bacinelle d’acqua,
necessaria a cucinare e lavare. Ma i fiumi non offrono acqua potabile perché
le sorgenti a cielo aperto non sono conservate sufficientemente pulite; infatti
sono inquinate dagli animali della savana o del villaggio e cariche di batteri,
virus e vermi. Le amebe e gli anchilostomi causano malattie per tutti, in
particolare bambini e gli anziani.
Per fare fronte a questi problemi, abbiamo sempre promosso la realizzazione di nuovi
pozzi con caratteristiche ottimali per queste zone:
garantiscono la qualità dell'acqua perfettamente potabile;
possono essere perforati in zone comode da raggiungere e vicine ai centri abitati;
hanno un pescaggio profondo tale
da non risentire delle fluttuazioni del livello di falda durante la stagione secca.
Si tratta di pozzi profondi dai 40 ai 120 metri, capaci di pompare dai 6.000 ai
10.000 metri cubi di acqua all'ora.
“Sperare per 6. Volere per 10”
Nel 2008 abbiamo fatto 6 nuovi pozzi: a Bozoum per l’orfanotrofio dei 220 bambini,
nei villaggi di Bogali, Konkere, Bokongo, Baloua e Karaza.
Ecco le tappe dei lavori:
1) La
sensibilizzazione della popolazione locale è la fase più delicata del lavoro.
Per questo motivo abbiamo organizzato una
campagna informativa attuata da animatori
locali che di villaggio in villaggio sensibilizzano la popolazione sull' importanza
delle norme d'igiene, corsi di formazione base per tecnici locali capaci d'assistenza
e manutenzione dei pozzi e “
Comitati di Gestione della risorsa idrica” con il compito
di creare un “fondo cassa” per le spese di manutenzione futura.
2) Per la
scelta della location dove fare il pozzo ci vuole poi un rabdomante
abile nella “tecnica” delle bacchette di legno, che reagiscono ai cambiamenti dei campi
magnetici, per individuare il luogo dove la falda acquifera attraversa il sottosuolo.
Purtroppo nessun rabdomante sa dire a quanti metri di profondità si trovi l’acqua di
cui avverte la presenza. Ad esempio, nel villaggio di Bogali l’acqua è stata trovata
“presto”, a soli 35 metri di profondità; mentre per l’
Orfanotrofio “Arc en Ciel” di
Bozoum è stata necessaria una trivellazione profonda fino a 70 metri. Sembrava che
quel giorno lo spruzzo d’acqua, primo segnale che l’acqua è stata “trovata”, non
dovesse mai “spuntare” in superficie. Inoltre il rabdomante non sa se la falda
acquifera darà acqua anche durante la stagione secca. E’ proprio vero che per
superare le difficoltà bisogna “
Sperare per sei. Volere per dieci…” come scriveva
Michel Menu, rinnovatore dello scoutismo francese.
3) La
trivellazione del terreno è eseguita da un’impresa specializzata che determina
i costi in base alla profondità del pozzo (200 € al metro): se l’acqua è in profondità,
il pozzo è un lavoro costosissimo perché richiede una trivellazione lunga e difficile
che logora i macchinari.
4) I lavori procedono passando le
tubazioni dentro la trivellazione sotterranea
e istallando una
pompa meccanica in superficie, cioè una leva a pedale o a mano,
per far risalire l’acqua.
5) Attorno alla pompa viene fatta una larga
pedana in cemento per tenere polvere
e sporcizie lontane dall’acqua.
Ora cosa possiamo fare?
Continua il nostro impegno e il prossimo obiettivo è fare
3 nuovi pozzi a
Bassai,
Bougounzou - villaggi ancora oggi senza accesso all’acqua potabile - e non ultimo
nella piantagione del
Carmel a Bangui. Vorremmo farli entro l’anno. Il costo previsto
è più di 200 € per ogni metro di profondità quindi la spesa totale supera i 13.000 euro
l’uno (previsti circa 60 metri di profondità). Ogni pozzo copre il fabbisogno di 50 famiglie,
per un totale di circa 400 persone, per l'uso domestico. Il progetto è stato preso a cuore
anche dall’
Associazione “Amici per la vita” onlus di Milano che invito in Centrafrica per
vedere con i propri occhi fino a dove arriva il loro aiuto.
Padre Davide Sollami