Accanto alla gente nonostante i pericoli

Accanto alla gente nonostante i pericoli - Amicizia Missionaria - Missioni Carmelitane in Centrafrica
26 Agosto 2018

Da circa quattro anni il Centrafrica sta attraversando una crisi mai vista.

In Europa non se ne parla molto, ma bisogna sapere che la maggior parte del Centrafrica è occupata dai ribelli che impongono alla gente e anche allo Stato la loro legge. I ribelli si sono installati nelle zone dove ci sono le ricchezze naturali come oro, diamanti, petrolio e uranio. Lo sfruttamento del sottosuolo è nelle loro mani, ma i ribelli sono a servizio delle grandi potenze, le quali vogliono destabilizzare il Paese e impadronirsi delle sue ricchezze. Per raggiungere i loro scopi usano anche la religione diffondendo, in modo falso, che il conflitto in Centrafrica è un conflitto di religione, tra musulmani e cristiani. Ma non è cosi.

Purtroppo anche la religione è usata come strumento per mettere gli uni contro gli altri e cosi, creando questa confusione... i potenti hanno via libera per fare i loro interessi e rubare le ricchezze del Paese. Questo è molto triste perché è a prezzo di vite umane innocenti!

Bouar, è la città più tranquilla, ma bisogna dire che in cinque parrocchie su dodici della Diocesi c’è la presenza di quattro gruppi armati di ribelli.

I sacerdoti, le suore, i catechisti danno una bella testimonianza di coraggio nel rimanere accanto alla gente nonostante i pericoli. Alcuni frati sono stati picchiati oppure minacciati, ma nonostante tutto questo non lasciano la gente.

A Bangui e a Bambari, in questi ultimi mesi sono stati uccisi due preti e più di trenta cristiani.

Il primo maggio, festa di San Giuseppe, i membri del “gruppo di S. Giuseppe” si sono radunati per fare le loro promesse durante la celebrazione eucaristica. Mentre pregavano hanno sentito degli spari prima nel quartiere e poi un gruppo di musulmani si è avvicinato alla chiesa e ha sparato sulla gente.

I preti e i fedeli correvano per mettersi al riparo; una donna rimasta dietro l’altare gridava chiedendo aiuto. Don Joseph l’ha sentita e si è avvicinato per calmarla e portarla al riparo.

Dopo essere riuscito a calmarla, una pallottola l’ha colpito ed è morto sul colpo. La donna si è salvata. Questo sacerdote ha dato la vita. È un seme di pace.

A Bambari, ci raccontava un testimone che, mentre i sacerdoti erano a tavola, i ribelli armati hanno forzato la porta. I sacerdoti si sono radunati in un angolo spegnendo la luce, ma i ribelli sono entrati e hanno chiesto i soldi.

Don Firmin, vicario del Vescovo, si è presentato e gli ha dato tutto quello che aveva dicendo « prendete quello che volete ». I ribelli, senza dire niente, hanno sparato su di lui che, con le ultime forze che gli restavano, chiedeva: “Perché mi uccidete?”.

E poi è caduto per terra e i tentativi per salvarlo sono stati inutili. Dopo la mezzanotte, Don Firmin è morto nel blocco operatorio dell’ospedale di Bambari.

È il quinto prete ucciso da quando è iniziata la crisi. Il numero della gente uccisa si conta a migliaia. I responsabili, ben conosciuti, godono sempre della libertà, i ribelli fanno quello che vogliono. La legge di più forte è sempre in vigore, nonostante la presenza delle forze internazionali nel Paese.

Noi crediamo che il Signore non ci abbandonerà e ci affidiamo alla vostra preghiera e a quella di tanta gente per continuare ad avere la forza di resistere e di andare avanti con speranza. Preghiamo sempre per la pace e per la conversione dei cuori di quelli che fanno il male.

Volgiamo il nostro sguardo a Cristo, il primo missionario del Padre, Lui solo è la sorgente della nostra forza e della nostra speranza.

Noi siamo dei “ mandati” per lavorare nella “ Sua vigna” e quindi continuiamo ad affidarci a Lui, a credere che Lui porterà a termine la sua opera di salvezza anche per il nostro popolo del Centrafrica.

 

(Tratto dall'omelia del 29 luglio 2018, a Genova, in occasione del 40° anniversario di Consagrazione Episcopale di mons. Armando Gianni)