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Voci di pace in Centrafrica?

In Africa non si fabbricano armi ma...
ce ne sono dappertutto!

Savona, 12 novembre 2015

"La crisi attuale della Repubblica Centrafricana
è la conseguenza delle crisi precedenti,
a partire dall’imperatore Bokassa e dei vari colpi di stato".
Lo ha affermato Paul Guinimanguimi, Segretario nazionale dell’ECAC (Scuole Cattoliche Associate Centrafricane), in un incontro presso il Centro Diocesano pastorale di Savona, durante il quale ha fatto il punto sulla situazione del suo Paese.
In queste numerose crisi - ha spiegato - la popolazione ha sofferto molto, tante persone hanno dovuto lasciare la casa e il villaggio, sono scappati nella foresta e dormono per terra, i giovani non hanno futuro. C’è violenza, morte, vendetta, tanto che, per avere un bene, è diventato normale usare le armi. L’educazione è il primo passo per la pace e lo sviluppo, ma il 60-70% di bambini non vanno a scuola. La scuola cattolica si è mobilitata per aiutare tutti i bambini ad andare a scuola.
All’incontro era presente anche Bolivie Wakam Toupi, un giovane studente. "Noi giovani africani che abbiamo avuto la fortuna di studiare in Europa, America, Cina – ha raccontato Bolivie - dobbiamo fare una rivoluzione pacifica. Dobbiamo tornare al nostro Paese e puntare sull’economia".