Arenzano, 16 luglio 2026
Cari Amici sempre vicini,
vi scrivo in un giorno speciale: la solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo. Da poco si è conclusa la processione e siamo stati circondati da amici e fedeli con cui condividiamo la devozione e l’affidamento sincero a nostra Madre. Alcuni hanno ricevuto lo scapolare carmelitano e abbiamo rinnovato la preghiera di intercessione della Madonna per le nostre famiglie, per le comunità e per le Missioni: siamo in buonissime mani. Proprio in questi giorni sono arrivate delle buone notizie: a Sinaforo, un villaggio nella savana inoltrata su una pista che parte da Baoro, è stata completata una cappellina dedicata a S. Teresina di Lisieux! Mattone dopo mattone – anche grazie a una donazione di un sacerdote genovese e da una famiglia ligure – ha preso vita un desiderio che la popolazione avvertiva da tempo. È commovente e anche rassicurante sapere che gli abitanti di Sinaforo avranno un luogo, veramente frutto della terra, in cui potranno celebrare la Messa; S. Teresina poco prima di morire ha detto: «Passerò il mio Cielo a fare del bene sulla terra» e in Africa il cielo sembra davvero più grande; chissà quanto bene ancora la nostra piccola Santa potrà fare anche lì in quella parte di savana che ho raggiunto qualche mese fa.
Dalla Chiesa locale abbiamo ricevuto un altro annuncio che ha allargato il cuore di tutta la famiglia carmelitana: P. Aurelio Gazzera, già vescovo coadiutore di Bangassou, succede a Mons. Juan José Aguirre Muñoz alla guida di una delle diocesi più estese del Centrafrica! Tutte queste belle notizie però non devono illuderci che le difficoltà non appartengano a questa terra e a questa chiesa che spesso vediamo rappresentata solo con musica e danze: qualche settimana fa, Don Crepin Monga, parroco di Zemio – zona nella diocesi di P. Aurelio che ormai da un anno è teatro della guerra tra i ribelli locali e l’esercito regolare supportato dai mercenari russi – è stato ucciso davanti alla sua parrocchia; non sappiamo né chi l’abbia ucciso né chi sia il mandante. Il motivo però è tanto facile quanto doloroso da comprendere: l’impegno costante per la costruzione della pace che Don Crepin viveva e diffondeva ogni giorno. Il colore rosso dei paramenti dei sacerdoti, quello dei martiri, indossato durante il funerale ci commuove, ma davanti a questo sangue versato, come Chiesa ferita, ci sforziamo di ricordare che il chicco di grano che muore produce molto frutto. Affidiamo Don Crepin a Dio attraverso l’intercessione di Fra Jean Thierry che il 22 maggio il Dicastero per le Cause dei Santi ha dichiarato venerabile! Giovane carmelitano scalzo del Camerun, colpito da un osteosarcoma, visse il suo noviziato nella sua camera d’ospedale, dove professò i voti religiosi prima di morire. Le sue ultime parole furono: «Quanta luce, quanta luce… Com’è bello Gesù!». A Bangui qualche settimana fa due nostri frati sono diventati sacerdoti, il Carmelo è in festa per l’ordinazione di P. Aristide e di P. Léonce; tutti noi auguriamo loro un buon servizio pastorale nei villaggi in cui si troveranno a svolgere il ministero, ma soprattutto di essere autentici testimoni dell’Amore del Vangelo. Nelle settimane scorse il container partito a marzo è arrivato a destinazione. Dietro queste parole c’è tanta provvidenza e tanta gratitudine: per le mani che ad Arenzano hanno caricato, per quelle che a Yolé hanno tolto i sigilli e iniziato a indirizzare ogni cosa a ogni Missione. Con il nuovo carico appena sbarcato, il prossimo anno scolastico avrà qualcosa in più: quaderni, materiale didattico, tutto quello che abbiamo raccolto servirà a riempire i banchi di materiali e a mettere tra le mani di ogni studente qualche pagina in più da cui imparare il proprio futuro. È bello pensare che il tempo dell’invio e il tempo della scuola si incontrino così: quello che finisce da una parte alimenta quello che comincia dall’altra. In Centrafrica si è appena chiuso un altro anno scolastico, grazie al lavoro quotidiano dei Padri Missionari, delle suore e degli oltre cento maestri ed educatori che lavorano nelle nostre scuole. Ringrazio coloro che attraverso le adozioni a distanza ogni mese permettono a tanti bambini e bambine di restare a scuola. Proprio da Bozoum, P. Marco Poggi, ci ha scritto che al Liceo S. Agostino quarantuno ragazzi e ragazze sono stati ammessi all’esame e sono stati promossi con voti eccellenti! È un’ulteriore conferma che nella Missione la formazione è di qualità. Con il pensiero volate con me tra le tante iniziative di beneficenza di questi mesi. Penso all’ormai tradizionale cena di giugno ad Arenzano, organizzata insieme a Genova con l’Africa: sale piene di gente che si conosceva o che si è conosciuta quella sera e alla fine una cifra raccolta che sosterrà i progetti in Centrafrica e in Sud Sudan.
Penso al legame diretto che si è creato tra le vigne piemontesi nelle quali è nato il Barolo Riserva “Ai Fondatori” della Cantina Roberto Sarotto di Neviglie e il dispensario di Bozoum. Elena Sarotto, qualche mese fa, ha visto la missione con i propri occhi, insieme ad altri volontari e da quello che ha conosciuto è nata la scelta dell’azienda: non una donazione anonima, ma un legame diretto con i bambini malnutriti che aspettano nuovi spazi per essere curati e con le tante mamme che ancora faticano ad avere le cure minime necessarie. Grazie a Elena e a tutta la famiglia Sarotto per aver trasformato un buon vino in un gesto che guarisce. A Manta di Saluzzo, invece, un teatro pieno si è messo al servizio di una causa che dista a migliaia di chilometri. Lo spettacolo “Non ti conosco più” ha fatto sì che ogni singolo applauso si trasformasse in qualcosa di molto concreto. È questo che mi colpisce sempre di più in queste iniziative: la distanza tra un teatro di paese e il Centrafrica, quella sera, si è annullata del tutto. Grazie agli attori e a chi ha organizzato ogni dettaglio, e a ogni spettatore che ha scelto di esserci.
Qualche domenica fa Marta, Marco, Martina e Roberto hanno ricevuto il mandato missionario: è stato un momento bello e carico di significato! C’è chi parte per la prima volta e chi invece torna per la seconda o la terza esperienza, ma in tutti loro c’è lo stesso desiderio di mettersi in cammino verso l’altro. Ho consegnato loro una piccola croce carmelitana da portare al collo, ma soprattutto nel cuore: segno di un invito a farsi dono. Partiremo insieme il 28 luglio certi della vostra preghiera e dall’affetto di tutta la comunità che ci accompagneranno in questi giorni di missione. Prima della partenza, ci sarà un altro appuntamento: Arenzano4Mission. Mi piace l’idea che, proprio alla vigilia di una partenza il nostro paese scelga di stringersi insieme e che, di fatto, ci accompagna ogni volta che partiamo. Vi saluto e, insieme a P. Anastasio che vi porta sempre nel cuore, invoco la benedizione di Gesù Bambino su tutti voi, amici delle Missioni.
p. Davide Sollami