Bouar (Centrafrica), 18 febbraio 2026
Cari Amici sempre vicini,
vi scrivo da Yolé, dove mi trovo da alcuni giorni. “Gbia ti kodro a mou ndjoni Careme…”: l’augurio di buona Quaresima arriva anche dal Presidente della Repubblica Centrafricana via sms che, approfittando del fatto che quest’anno il giorno delle Ceneri è coinciso con l’inizio del Ramadan, ha invitato tutti, Cristiani e Musulmani, a custodire la pace in questo paese che ha vissuto per anni la violenza e la mancanza di dialogo. Inizia dal Centrafrica, per me, il percorso che ci farà tornare alla Pasqua con tutto il cuore. Vivere il Mercoledì delle Ceneri in questa terra che da sempre vive il digiuno e ne offre a chi arriva, è un’esperienza forte. La privazione non toglie la gioia e la voglia di aiutare, anzi rende concretamente sacre anche queste settimane di missione.
Sono arrivato nelle Missioni il 14 febbraio per incontrare i miei fratelli e ripercorrere le piste che ci portano a incrociare le storie di tante persone bisognose. Il Centrafrica ha aperto il cuore a Gesù solo nel 1894, anno in cui un sacerdote cattolico arrivò per la prima volta sulle sponde di questo paese, passando le rive del fiume Oubangui; ancora oggi la popolazione accoglie con gioia e gratitudine il passaggio dei missionari nella loro terra. Mi accompagnano in questo viaggio suor Ancelin, indiana della Congregazione della Madre del Carmelo, della comunità di Arenzano, che per la prima volta scopre le Missioni centrafricane. La meraviglia è evidente nei suoi occhi: partire dalla sacrestia dove svolge il suo servizio umile e quotidiano al Santuario di Gesù Bambino e raggiungere le sue sorelle nel seminario di Yolé è un viaggio di fede che non ha confini di nazione e cultura. Ci accompagnano anche quattro laici che sono impegnati come volontari: Maurizio, settantenne genovese, che già ben conosce tanti paesi del mondo; prova grande gioia per l’accoglienza che ha ricevuto e non vede l’ora che siano ultimati la cappella e l’asilo in costruzione, grazie ad una raccolta fondi nata grazie ad un amico sacerdote genovese. Giada e Laura si sono conosciute durante il corso di preparazione alla missione: le accomuna la giovane età e le loro doti di disegno e grafica; insieme, a quattro mani, stanno illustrando con dei disegni a scopo pedagogico le norme igieniche e sanitarie dentro al nuovo Dispensario di Baoro. Ci sono molti malati che stanno aspettando l’apertura di questo nuovo centro sanitario: ad oggi sono molte le persone che, non trovando cure adeguate in loco, sono costrette a cercare aiuto altrove. Anche per loro Martina, alla sua seconda missione, ha portato da Arenzano gli aiuti raccolti. Qui, in Centrafrica, ha scoperto un volto della Chiesa che la entusiasma, perché rappresenta un concreto prolungamento del suo servizio in Diocesi. La missione di Baoro ci mette a disposizione una Jeep che ci consente di raggiungere velocemente la casa di noviziato a Sant’Elia dove la vita religiosa è vissuta con raccoglimento e silenzio. Proseguiamo per il seminario di Yolé, una bellissima opera educativa per tanti ragazzi. Queste due case di formazione hanno appena ricevuto la visita di due nostri superiori giunti da Roma, P. Philbert Namphande e P. Jean Baptiste Pagabeleguem, che hanno apprezzato quello che facciamo per la formazione cristiana e culturale dei ragazzi africani.

BOZOUM, 20 FEBBRAIO 2026: P. MARCO PORTA LA BENEDIZIONE DI GESÙ BAMBINO A OGNI FAMIGLIA
Il viaggio è lungo, è necessario fermarsi per fare un rifornimento di gasolio. È incredibile come in un paese così povero, il gasolio sfiori i due euro al litro; per limitare le spese, cerchiamo di ottimizzare il più possibile i nostri spostamenti. Raggiungere Bozoum è un’impresa: non sono sufficienti quattro ore di viaggio, perciò decidiamo di partire alle 4:30, prima che il sole sorga. Attraversiamo, su strada sterrata piena di buche, i villaggi dove Missionari esperti come P. Marcello e P. Norberto hanno lavorato per tanti anni. Ancora oggi si raccolgono i frutti di un lavoro pastorale a servizio delle anime. Con P. Marco Poggi scendiamo subito al Dispensario della Missione per portare due valigie piene di latte in polvere e altri prodotti per bambini: qui sta nascendo il nuovo centro contro la malnutrizione infantile, ancora molto diffusa.
A piedi andiamo a benedire le case; entrando vediamo con i nostri occhi la povertà delle stanze dove di giorno la gente ricovera attrezzi e vettovaglie e, di notte, si ripara dal freddo e dagli animali. P. Marco invita alla preghiera, portando la benedizione di Gesù Bambino capanna per capanna e donando un po’ di acqua benedetta ad ogni capofamiglia. Passando da una capanna all’altra, la coda di bambini che ci segue aumenta di volta in volta. Raggiungiamo in macchina il villaggio di Boyelé; le persone ci chiedono informazioni e mandano i saluti di tutti i cristiani a P. Anastasio, a P. Enrico e a P. Matteo. Qui stiamo costruendo una nuova cappella dedicata a San Francesco d’Assisi che verrà dedicata ad un bambino italiano volato in Cielo. I cristiani battezzati sono più di quattrocento e il loro desiderio è quello di avere una cappella più grande, infatti la stanno costruendo con le loro mani nella stagione secca, quando il sole asciuga bene i mattoni. Accanto alla cappella sta sorgendo una sala parrocchiale per incontri, feste e proiezioni di film religiosi per dare una piccola fonte economica per le spese della comunità cristiana del villaggio.
Prima che faccia buio, ci fermiamo a giocare tra i bambini della scuola che ci conoscono e sono contenti della nostra visita periodica. La campana del mattino suona presto e chiama alla celebrazione della Messa; affidiamo a Gesù tutti gli amici e le amiche che da lontano sostengono le opere missionarie. Il tempo corre e con P. Wilfrid dobbiamo andare a Yoro e Sinaforo: due villaggi nella savana, difficili da raggiungere; si devono celebrare Battesimi e Prime Comunioni. Qui i lavori di costruzione fanno già apprezzare la nuova «Da ti Nzapa», “Casa di Dio”, una cappellina dedicata a Santa Teresina. All’ora di pranzo P. Wilfrid mette una pentola di acqua sul fuoco acceso all’aperto con la legna; oltre ad essere un buon pastore d’anime, è un bravo cuoco. Mentre lui si dedica al cibo, le volontarie giunte dall’Italia insegnano nuovi giochi ai bambini. Il capo villaggio raduna tutti i suoi Consiglieri per discutere sullo stato di avanzamento dei lavori per la nuova cappella: c’è da risolvere il problema della sabbia e dei mattoni. Il dibattito si accende, a tratti diventa difficile. Per un attimo ci sembra di essere entrati in una assemblea condominiale; non si riesce a trovare una soluzione condivisa; alla fine, torna il sorriso, convenendo che l’unica soluzione possibile è rimboccarsi le maniche. P. Wilfrid può finalmente concludere la riunione, avvenuta sotto l’ombra di un grande mango, con una preghiera alla Madonna e una benedizione finale. La strada che collega un villaggio all’altro è poco più larga di un sentiero percorribile a piedi. Scendiamo più volte dall’auto per liberare la strada da alberi e arbusti che sbarrano il passaggio e per chiudere buche che bloccano le ruote della jeep. Ad un certo punto, addirittura, un tronco si incastra sotto l’auto danneggiando la leva del cambio; un rumore metallico e stridente che proviene da sotto il fuoristrada fa pensare a un guasto preoccupante: nessuno potrebbe venire in nostro soccorso, così lontani dalla missione. Ci salva uno spezzone di corda da bucato: lo tiriamo fuori dallo zaino e lo leghiamo per mettere in tiro i pezzi fuori asse dopo il colpo. Non è l’unico inconveniente che ci è capitato. Veniamo a sapere che a pochi manghi di distanza c’è anche un gruppetto di ribelli; dicono che fossero al pozzo ad attingere acqua poco prima di noi. Non sappiamo dove abbiano passato la notte, ma certo non lontano: forse a poche decine di metri dal punto in cui abbiamo dormito. La mattina seguente li salutiamo con un cenno della mano, a debita distanza, mentre riposano all’ombra di un mango.
Il viaggio è ancora lungo da raccontare… un momento importante che non possiamo non condividere con tutti gli amici e le amiche che ci hanno sostenuto in questi anni, ci ha portati a Bangui e ve lo vogliamo raccontare nelle prossime pagina di Amicizia.
Vi saluto e su tutti voi, amici delle Missioni, insieme a P. Anastasio che vi pensa sempre, invoco la benedizione di Gesù Bambino.
P. Davide Sollami