Bozoum, 16 luglio 2025, Madonna del Carmelo

Cari amici sempre vicini,

vi scrivo da Bozoum. In questa stagione la pioggia benedice la terra, la vegetazione fiorisce dando sfoggio del colore verde più bello e placando la polvere.

È l’alba di un giorno speciale: è la solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Questa devozione ha radici antiche ed è fiorita in tutto il mondo. Anche qui, nei piccoli villaggi della savana, i fedeli si consacrano alla Madonna. Alle 5:45 saliamo in Processione portando la statua della Nostra Signora del Carmelo dalla scuola “Bakanja” alla chiesa parrocchiale.

I fedeli dal villaggio di Karaza scendono a piedi a Boyelé per partecipare alla celebrazione e ricevono con fede lo Scapolare, dalle mani di P. Alfred Tandotou, carmelitano, figlio di questa terra. Tutto è semplice. Essenziale. Non ci sono segni di sfarzo perché la popolazione non ha i mezzi, ma si percepisce quanto ci tenga a esserci e a fare festa alla Madonna. Alla Madre di Dio affidiamo la nostra Missione e la Terra Santa che ha bisogno di pace.

In Africa tutto sembra essere più grande: le distanze e gli spazi, le nuvole e i tramonti, le saette dei fulmini e le cascate, le giornate e i silenzi, gli occhi e i sorrisi della gente, gli insetti, i pericoli e perfino le ruote dei camion. La natura è ovunque, a perdita d’occhio, ti fa sentire piccolo di fronte alla sua maestosità. Le strade solcano la terra, “camminano” lunghe fino alla linea dell’orizzonte… Di notte, senza inquinamento luminoso, le stelle sembrano brillare di più rispetto a quelle che siamo abituati a osservare nell’emisfero settentrionale, e anche il cielo sembra più grande. Tutto questo suscita meraviglia e apre il cuore alla gratitudine e alla lode a Dio Padre dalla cui mano è scaturito il creato che abitiamo. La Missione “mette in connessione” storie diverse. Così accade che nel cortile della Parrocchia s’incontrino ragazzi di villaggi lontani. Elvis non conosce bene la sua età. Dice di avere dieci anni, ma ne dimostra di più. Viveva a Kpari, a 15 km da Bozoum, fino al giorno in cui i ribelli “3R” hanno attaccato il villaggio bruciando le capanne. È scappato per fuggire ai colpi d’arma che sentiva vicini alle sue spalle. I vestiti che indossa e le ciabatte sono le uniche cose che possiede.

Mi indica la scritta che ha sulla maglietta: “Paradis” dicendomi: “Se non fossi corso via, a quest’ora sarei in Paradiso?”

Poco distante da noi, c’è Marius, viene da Koundé, a 36 km da Bozoum. Elvis mi racconta che ha conosciuto questo ragazzo così simile a lui proprio lì nel cortile della chiesa e l’ha portato e accolto nella sua piantagione. Continuando a parlare mi confida che secondo lui la pace è una cosa semplice e che avverte di non averla persa nel suo cuore.

Per i ragazzi come loro la Parrocchia ha organizzato un corso di ripetizioni scolastiche di matematica, inglese e scienze. Pochi giorni prima del mio arrivo a Bozoum, una moto ha “scaricato” un fagotto di 22 kg. Il suo nome è Dieu Merci, molto significativo. Ha circa quattordici anni, con evidenti segni di malnutrizione e i vestiti logori e sporchi. In un caldo lunedì pomeriggio si è affacciato alla Missione chiedendo un bicchiere d’acqua e due banane; dopo poco si è sentito male. È stato preso in cura prima nel nostro piccolo dispensario, poi ricoverato per un mese nell’Ospedale delle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore a Maïgaro (Bouar). È incredibile come, ancora oggi, i bambini soffrano per mancanza di cibo. Dice di essere orfano e di non avere nessuno. In realtà veniamo a sapere dalle persone del posto che una madre ce l’ha, ma l’ha rifiutato dicendo che Dieu Merci ha uno spirito cattivo. In realtà ha “solo” gravi patologie: diabete cronico, febbre tifoide e malaria. In Centrafrica, alcune malattie di un figlio possono provocare anche l’abbandono. Concretamente la famiglia lo trascura fino ad allontanarlo da casa, non potendo sostenere i costi delle cure. P. Dieudonné gli ha dato un tetto per ripararsi in una sala parrocchiale. Si crea nei giorni una catena d’affetto e attenzione tra i volontari e la gente del posto: dalla cucina della Missione, a ogni pasto, esce un piatto per lui, il portinaio lo aiuta ad alzarsi e gli operai ci aiutano a vestirlo con abiti nuovi. Avrà bisogno di terapie. Continueremo a prendercene cura finché ne avrà necessità.

Presto P. Marco Pesce, dopo cinque anni, concluderà la sua Missione a S. Elia per continuarla nella nostra storica casa di S. Anna a Genova come maestro degli studenti. P. Stefano Molon sarà in Italia per un breve periodo di riposo e avremo il piacere di averlo con noi ad Arenzano per la Giornata Missionaria Carmelitana sabato 4 ottobre. Porto ancora nel cuore Sr. Reshma, Sr. Sharon e Sr. Bettina che ci hanno straordinariamente raggiunti in Italia di recente. Le Suore della Congregazione della Madre del Carmelo, missionarie a Yolé, non hanno molte possibilità di riposo o di pellegrinaggio perché costantemente impegnate a servizio del Seminario che è poco collegato con il resto del Paese per la lontananza soprattutto dalla capitale Bangui. In quest’anno giubilare, inoltre, è stato bello vederle incontrare Papa Leone a Roma e visitare i luoghi della nostra tradizione cristiana. Al centro del giornale, P. Saverio Gavotto ci porta a Praga in occasione della festa dell’Incoronazione di Gesù Bambino.

Vi saluto e su tutti voi, amici delle Missioni, insieme a P. Anastasio che vi pensa sempre, invoco la benedizione di Gesù Bambino.

P. Davide Sollami