Bangui, 5 novembre 2025
Cari Amici sempre vicini,
Bangui, Baoro, Yolé, S. Elia e Bozoum per molti di voi che leggete queste pagine sono località oramai familiari. Oggi però vi porto in un viaggio speciale. Chiudete gli occhi e provate a immaginare, dopo voli di diciotto ore, di essere sbarcati con me nella capitale. Da qui inizia il nostro percorso.
Saliamo sulla collina ed entriamo nel chiostro che ci accoglie sotto i suoi archi costruiti con la terra del posto, e che fonde l’architettura classica con quella africana. P. Federico Trinchero ha fortemente voluto che tra i primi ad abitare il nuovo Convento fosse proprio il Santissimo Sacramento. “Signore Gesù, ti poniamo in questa casa perché tu non la abbandoni mai”, abbiamo pregato in ginocchio davanti all’Eucarestia, prima di cantare il Tantum Ergo. I lavori sono ancora in corso. Ogni fondazione porta con sé imprevisti e difficoltà. Le abbiamo consegnate tutte a Dio, nostro Padre, perché ci aiuti a superarle. I religiosi più coraggiosi dormono sul pavimento, rinunciando agli arredi di cui i nuovi locali sono ancora sprovvisti.

BOKONGO (BOZOUM), 30 OTTOBRE 2025: P. FEDERICO, P. DOMENICO, P. MICHELE, P. MARCO E FRA CLAUDIO VISITANO LA CAPPELLA DEL PICCOLO VILLAGGIO
Questo è solo l’inizio del nostro viaggio che parte e torna a Bangui, compiendo un giro ad anello che attraversa il nord-ovest del paese per raggiungere tutte le Missioni e incontrare i religiosi. I nostri confratelli hanno atteso il nostro arrivo, spesso attardato dalla situazione disastrosa delle strade. Prima di intraprendere ogni spostamento ci siamo informati sulle ore di percorrenza, ma non abbiamo tenuto conto che per un missionario la strada non è mai, anche se molto degradata, un motivo di scoraggiamento. Quando un missionario ammette che è un po’ “bruttina”, significa che è disastrata tanto da dover procedere a passo d’uomo. La bella realtà di ogni casa rallegra tanto il cuore da dimenticare il mal di schiena provocato saltando sui sedili posteriori a causa delle buche. Il nostro percorso sale a quasi mille metri d’altitudine e raggiunge Baoro, dove quattro frati, guidati dall’esperienza paterna di P. Marcello Bartolomei, “centrafricano” dal 1982, sono molto determinati ad aprire un nuovo Dispensario medico.
Tra i giovani c’è un frate infermiere: Fra Aristide-Marie Tegnoloma. La sua presenza è una garanzia per competenza e dedizione. La popolazione ha bisogno di cure e faremo il possibile perché questo nuovo centro riceva l’attrezzatura e il supporto economico necessari per portare sollievo ai malati. L’energia di questa piccola comunità carmelitana non si ferma qui: chiedono di costruire due cappelle, due asili e nuove classi in altri tre villaggi. Nella mia piccola esperienza, non ricordo una comunità così dinamica, operosa e vivace ed è con ammirazione (e non nascondo anche un po’ di preoccupazione) che cercheremo anche in questo caso di sostenere queste richieste di aiuto che cambieranno in meglio la vita della popolazione povera che vive in villaggi davvero privi di tutto.
Il nostro cammino scende sulle sponde del fiume Yolé, dove ottantatré seminaristi coltivano i loro sogni e la loro vocazione. Da qui sono passati tanti ragazzi che oggi sono diventati maestri, giudici, medici, giornalisti… Non tutti erano chiamati a diventare carmelitani, ma sono comunque attori del destino del loro paese. Una ventina di loro sono invece Consacrati, di cui diciassette Sacerdoti che conducono con responsabilità le cinque Missioni. I Priori, i Parroci, il Rettore del Seminario e il Maestro dei Novizi sono autoctoni. Lodiamo Dio per i frutti che crescono in questa porzione africana della vigna del Signore. Dal 1986, anche i letti, gli spogliatoi e le docce del Seminario hanno visto passare migliaia di giovani. P. Odilon Faguende, il Rettore, non può negare che anche in Centrafrica i bambini giocano saltando sul letto, ma soprattutto hanno bisogno di un sonno riposante. Per questo motivo è necessario iniziare proprio dalla sostituzione delle vecchie brande. Ci metteremo subito alla ricerca di trentacinque letti a castello. Immaginate di partire insieme a me per la missione successiva. Il verde della natura vergine ai nostri lati, il rosso della terra sotto il rumore della Jeep e l’azzurro del cielo sopra i nostri sguardi: questi tre colori ci accompagnano lungo tutto il viaggio. Il paesaggio sembra dipinto dalla natura. Il tocco dell’uomo è ancora discreto e si manifesta solo in poche e malandate infrastrutture come i ponti.
Il passaggio della nostra auto infrange il silenzio che avvolge le capanne in laterite e paglia. La popolazione si volta curiosa di vedere chi attraversa il villaggio. Tutti riconoscono la Jeep della Missione. I bambini fanno a gara per correre incontro all’auto a salutare con la mano. Le loro voci rallegrano la nostra lunga e faticosa attraversata. Finalmente Bozoum. Ci sono volute sei ore per raggiungerla.

CARMEL – BANGUI, 1 NOVEMBRE 2025: IL CHIOSTRO CI ACCOGLIE SOTTO I SUOI ARCHI, COSTRUITI CON LA TERRA DI QUESTO LUOGO
Il nostro viaggio prosegue ancora verso Boyelé, a 10 Km a nord. I maestri mi attendono per le foto d’inizio anno. All’arrivo esplode la gioia. I bambini sono centinaia. Saltano e corrono aprendo i palmi per salutarmi. Sarebbe un peccato deludere quelle manine in cerca di un contatto. In barba alle norme igieniche, “disinfettiamo” il cuore dai pensieri perché un’accoglienza così allunga la vita. Mi fermo con loro il tempo necessario per occuparmi delle adozioni a distanza che ci permettono di far funzionare le scuole. Il viaggio continua nelle prossime pagine di Amicizia Missionaria e se qualcuno di voi volesse partire davvero per il Centrafrica, ricordo che è possibile farlo ogni anno insieme ad altri volontari. Vi saluto e su tutti voi, amici delle Missioni, insieme a P. Anastasio che vi pensa sempre, invoco la benedizione di Gesù Bambino.
P. Davide Sollami