Arrivare a Bozoum, in Repubblica Centrafricana, è stato come aprire una finestra su un mondo lontano e sorprendentemente vicino. Dall’8 al 23 luglio ho vissuto nella missione, condividendo le giornate con bambini e ragazzi, alcuni orfani. L’emozione dei primi giorni era fortissima: profumi, colori, sorrisi che parlavano di scoperta e familiarità.
Il viaggio è stato lungo: tre voli fino a Bangui e poi ore su un furgoncino carico di farmaci, quaderni e piccoli doni. Lungo la strada, alberi di mango e piante di manioca ci accompagnavano fino a Bozoum, la nostra casa per due settimane. La giornata iniziava presto: al mattino con i bambini dell’orfanotrofio tra lezioni, giochi e momenti di svago, al pomeriggio con i più grandi nelle ripetizioni di matematica. Mi ha colpito la loro voglia di imparare pur avendo solo una piccola lavagna e pochi gessetti. Anche la vita in missione era semplice: docce fredde, pasti condivisi e tanta fraternità. Ogni sera, sotto il cielo africano, riflettevo sulla bellezza dell’essenzialità e sulla ricchezza dell’incontro con l’altro.
La Messa domenicale è stata uno dei momenti più intensi: una chiesa piena di persone, canti e danze che trasmettevano una fede viva e contagiosa. In quell’atmosfera ho compreso quanto la comunità sia il cuore pulsante di Bozoum, capace di trasformare la povertà in gratitudine.
Da questa esperienza porto con me la forza dell’incontro, la gioia autentica e la consapevolezza che la felicità nasce dal condividere ciò che si ha, anche quando è poco. Bozoum rimarrà per me una lezione di vita, un luogo dell’anima che continuerà ad accompagnarmi.
Valeria Redaelli