Missione compiuta per P. Marco Pesce che, dopo cinque anni in Centrafrica, è tornato in Italia. P. Marco, classe 1982, dopo aver trascorso svariato tempo come formatore e vicerettore in Seminario ad Arenzano, è stato maestro dei novizi a Bouar. Ora è stato destinato al convento di Sant’Anna a Genova come maestro degli studenti.
La sua vocazione è nata nella sua cittadina d’origine, Arenzano: “Da ragazzo – racconta – partecipavo ai campi vocazionali estivi del Santuario, e lì ho respirato entusiasmo e fraternità. Da allora il cammino è stato naturale: sono entrato in Seminario in seconda media e, passo dopo passo, sono arrivato alla professione e all’ordinazione”.
Dopo anni di formazione e servizio in Italia, nel 2020, nel pieno della pandemia, gli viene chiesto di partire per la missione in Centrafrica: “Non ho avuto paura, il Covid spaventava più in Italia che laggiù”.
P. Marco, nonostante le differenze, riconosce un filo comune tra i giovani italiani e quelli africani: “I sogni sono gli stessi: studiare, costruirsi un futuro, aiutare la famiglia. Solo che per molti di loro in Centrafrica questo significa anche uscire dalla povertà. Hanno sete di istruzione e di speranza”.
Accanto alla formazione spirituale, la missione di Sant’Elia a Bouar porta avanti anche progetti concreti di allevamento e agricoltura. “È stato sviluppato un piccolo allevamento di bovini, conigli e pollame – racconta – serve a sostenere la comunità e insegnare ai giovani come gestire un lavoro produttivo. L’agricoltura resta la principale ricchezza del Paese”.
Nel complesso, nonostante le molte difficoltà, si guarda avanti con fiducia: “La Chiesa africana è giovane e in crescita. Ci sono sempre più vocazioni, frati e sacerdoti preparati. La nostra responsabilità è accompagnarli”. Conclude con un sorriso: “L’Africa è il futuro della Chiesa e, forse, anche dell’umanità. Lì c’è tanto desiderio di Dio e tanta vita”.