Ciao! Mi chiamo Elisa, ho ventisette anni, vivo a Gorgonzola, vicino a Milano, sono un medico specializzando in pneumologia e quest’estate sono partita con le Missioni Carmelitane per il Centrafrica.
Negli anni scorsi avevo già fatto alcuni viaggi di volontariato con Caritas Ambrosiana e sentivo il bisogno di fare una nuova esperienza anche quest’anno; purtroppo, però ho avuto molta difficoltà nel trovare qualcosa che facesse al caso mio: mi imbattevo solo in proposte di viaggi o troppo lunghi o in periodi per me scomodi, tanto che stavo per abbandonare questa idea. Fino a che non ha bussato la proposta di P. Davide! La realtà carmelitana, in verità, l’ho conosciuta un po’ per caso, tramite mia mamma che fa parte del gruppo WhatsApp del Caffè Carmelitano, in cui un giorno è comparso un volantino con la proposta di un’esperienza di due settimane a luglio in Repubblica Centrafricana: era proprio quello che stavo cercando! Non ho perso tempo e ho chiamato P. Davide; “Ciao sono Elisa, vorrei partire con te!”, “Ottimo, ti conto!”, e nel giro di qualche mese sono partita.
In questa avventura però non ero da sola, negli incontri di preparazione ho conosciuto i miei compagni di viaggio: Marta, Davide, Valeria, Samuele, Martina, Lorenzo e Damiano. Amici importanti con cui ho condiviso momenti di gioia autentica, di riflessione e anche di difficoltà.
Biglietti alla mano siamo partiti, chi da Genova, chi da Venezia e chi da Roma, e insieme siamo atterrati a Bangui, la capitale centrafricana. Da lì è iniziata l’avventura con un lungo viaggio su una strada di terra rossa costeggiata da alberi di mango, tra sguardi pieni di meraviglia e curiosità.

BOUAR, 10 LUGLIO 2025: LE SUORE CLARISSE TRASMETTONO GIOIA E FIDUCIA NEL SIGNORE
La nostra destinazione finale è stata Bozoum, dove ognuno di noi si è occupato di attività diverse, dalla tinteggiatura di un locale alle lezioni di matematica e inglese. In particolare, Marta è stata la mia compagna di avventure, insieme ci siamo occupate del Dispensario della Missione. Con lei ho condiviso momenti preziosi, ci siamo divertite tanto e supportate a vicenda ogni giorno nelle tante difficoltà di ogni tipo che abbiamo incontrato.
Quando sono partita ero carica ed entusiasta di vivere quest’esperienza, ma nello stesso tempo avevo timore di non essere all’altezza. Partendo come unica figura sanitaria del gruppo ero molto spaventata di non essere in grado di gestire da sola le situazioni che mi si sarebbero presentate. Probabilmente in certi momenti è stato così, ma riuscire ad aiutare, anche solo con piccoli gesti e farmaci semplici, i malati che ogni giorno si presentavano al Dispensario e con pazienza aspettavano il proprio turno per ore, ha ripagato di tutta l’insicurezza che provavo, e mi ricordava il perché fossi voluta partire.
In particolare, due piccoli pazienti mi sono rimasti nel cuore: Dieumerci di quattordici anni e Monique di sette. Erano arrivati al Dispensario, lui accompagnato da Martina e Monique insieme al suo papà. Da subito ci siamo rese conto di non poter risolvere completamente i loro problemi, ma nonostante ciò, ci siamo date da fare per trovare le soluzioni migliori, con antibiotici, antimalarici e siringhe per drenaggi. La consapevolezza frustrante di non poterli curare meglio però ci ha accompagnato nei giorni seguenti, ed è stato emozionante quando, grazie all’aiuto di P. Davide, siamo riusciti a organizzare lo spostamento all’ospedale di Maїgaro, a circa cinque ore di strada sterrata di distanza, dove hanno potuto ricevere le cure più appropriate: Dieumerci ha imparato ad assumere l’insulina e Monique è stata operata con successo.
Anche la modalità con cui siamo riusciti a organizzare il passaggio sul nostro pick up mi ha lasciata senza parole: dovevamo contattare i genitori della bambina, ma sapevamo solo il suo nome e cognome e il quartiere in cui viveva. Nessun problema: con un passaparola partito dai missionari, in poco tempo li abbiamo trovati e nemmeno un’ora dopo sono arrivati alla Missione. Hanno accettato subito di partire il giorno dopo con noi, cogliendo l’occasione di poter aiutare la loro bambina. Questi sono stati probabilmente alcuni dei momenti più toccanti che ho vissuto in quelle settimane e che rimarranno vividi nei miei ricordi. Custodisco nel cuore anche tanti altri volti, tutti i bimbi che fuori dal Dispensario correvano per giocare e fare le foto, tanti piccoli pazienti con in bocca la caramella dopo la punturina, ma anche anziani che arrivavano in ambulatorio con grandissima difficoltà, affidandosi completamente a noi, sperando di trovare la soluzione al loro problema.

BOZOUM, 15 LUGLIO 2025: PORTO NEL CUORE E NELLA PREGHIERA TANTI PICCOLI PAZIENTI
Dico grazie a tutti loro perché mi hanno aiutato ad aprire gli occhi e a non rimanere indifferente, anche oggi nella mia vita di tutti i giorni. Oltre a momenti di grande gratitudine, però ci sono state anche diverse occasioni in cui mi sono sentita impotente, in cui ho fatto i conti con le poche risorse disponibili e che mi hanno fatto molto riflettere su come sia diverso e ingiusto il mondo e a quanto siamo fortunati, perché in fondo di questo si tratta, solo di fortuna.
Sembrano frasi fatte e quasi banali, ma è proprio questa la realtà. Ha ragione la scritta sulla mia t-shirt preferita: “La fortuna è un fatto di geografia”.
Infine vorrei ringraziare i miei compagni di viaggio, in particolare Marta, Valeria e Martina, in cui ho trovato amiche preziose e con le quali ho condiviso tante emozioni, e P. Davide, senza il quale non sarebbe mai partita questa avventura.
Grazie a tutti, e grazie Bozoum, a presto!
Elisa Canella, medico