Costruire un nuovo convento non significa costruire semplicemente un edificio architettonicamente più complesso rispetto ad altri. Si tratta di edificare una grande casa nella quale non abiterà una famiglia, ma una comunità religiosa, chiamata a custodire una particolare forma di vita che affonda le sue radici in una storia antica; una casa che non apparterrà soltanto a chi la abita, ma anche a tutte le persone che la frequenteranno e vi troveranno nutrimento per il loro cammino di fede.

Lo scorso 25 febbraio abbiamo avuto la gioia di benedire il nostro nuovo convento di Bangui alla presenza di P. Miguel Márquez Calle, Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, accompagnato dal suo Consigliere, P. Jean Baptise Pagabeleguem; per la nostra Missione è stata una giornata storica e attesa da molto tempo.

Se la nostra Missione è stata aperta nell’ormai lontano 1971, è soltanto nel 2006 che, grazie alla lungimiranza e al coraggio di P. Anastasio Roggero, i missionari si decisero ad aprire una casa nella periferia di Bangui, la capitale del paese. Nessuno – o forse, appunto, solo P. Anastasio – avrebbe immaginato non solo che la città si sarebbe ingrandita fino a raggiungere la nostra casa, ma soprattutto che tanti fedeli si sarebbero affezionati alla comunità e diventassero amici del Carmelo.

Ben presto, quindi, gli edifici si sono rivelati insufficienti per accogliere non solo la comunità, ma anche i fedeli e gli ospiti sempre più desiderosi di condividere la vita dei frati. Nel 2013 la comunità ha deciso di trasferirvi lo studentato, cioè quella tappa della formazione dei giovani frati, dopo il Noviziato e prima di essere ordinati Sacerdoti. Ovviamente si è imposta la necessità di costruire una nuova casa, adatta alle esigenze di una comunità piuttosto consistente, ma anche con gli ambienti necessari per l’accoglienza e le varie attività per i sempre più numerosi fedeli. La fase di progettazione, affidata al nostro amico e architetto Giovanni Grossi Bianchi, è durata diversi anni. Finalmente, il 16 luglio 2021, alla presenza del Card. Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, è stata benedetta e posata la prima pietra del nuovo convento, ubicato nella zona più alta e panoramica della proprietà. I lavori, seguiti da P. Aurelio Gazzera, sono stati affidati ad una ditta locale e, mattone dopo mattone, l’edificio ha preso forma.

Difficoltà e ostacoli di ogni tipo non sono certamente mancati, ma è noto che le opere di Dio non si realizzano senza fatica e sofferenze.

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Il 1° novembre 2025 – anche se il convento non era ancora del tutto terminato – è stato accolto l’Ospite più importante. Dopo una lunga processione che si è snodata dal vecchio convento fino alla cappella provvisoria del nuovo convento, abbiamo solennemente installato il Santissimo Sacramento in un bel tabernacolo, dono di una comunità di monache carmelitane. Tutti i Carmelitani e le Carmelitane conoscono quale fosse la gioia di Santa Teresa, descritta più volte nel libro delle Fondazioni, ogni qualvolta poteva finalmente installare, nei nuovi monasteri, un tabernacolo in più, un luogo dove Gesù fosse presente e adorato per la salvezza delle anime. Il giorno dopo è stata celebrata nella cappella la prima S. Messa, presieduta da Mons. Aurelio Gazzera, nominato nel frattempo Vescovo coadiutore di Bangassou.

L’ultimo e importante atto si è svolto alla presenza della massima autorità del nostro Ordine, il nostro P. Generale, e di molti confratelli di tutta la Missione: il convento è stato benedetto e definitivamente inaugurato in una celebrazione semplice e suggestiva. Al centro del grande chiostro e di una grande fontana è stata collocata e benedetta la statua in marmo della Vergine del Carmelo, scolpita da un artista di Carrara e dono dell’amicizia e della generosità di tutta la famiglia carmelitana ligure: frati, monache, fratelli e sorelle dell’Ordine secolare. In seguito, secondo la tradizione del Carmelo, abbiamo benedetto anche la statua di San Giuseppe, collocata all’ingresso del convento per vegliare su chi parte e chi arriva. La statua è un dono dei nostri confratelli di Roma del Pontificio Istituto di Spiritualità del «Teresianum». Poi il P. Generale ha suonato per la prima volta la campana del convento, inaugurando ufficialmente la vita comunitaria, i cui momenti principali saranno appunto scanditi dal suono della campana.

La realizzazione di quest’opera non sarebbe stata possibile senza l’aiuto generoso e l’incoraggiante sostegno di tanti amici e benefattori della nostra Missione. Ringraziamo l’architetto Giovanni Grossi Bianchi che ha progettato il convento, l’impresa che ne ha diretto i lavori, i volontari Enrico Massone, Alessio Vada, Mario Mazzali, Giovanni Vezza e i confratelli Mons. Aurelio Gazzera, P. Davide Sollami, P. Cyriaque Soumbou e, soprattutto, i tanti operai che lo hanno costruito.

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Il lavoro da fare è ancora molto, non solo per le varie rifiniture, gli impianti e l’arredamento, ma anche per completare l’opera così com’era stata progettata, con la costruzione di una struttura per l’accoglienza degli ospiti e poi della grande chiesa.

All’inizio del rito di benedizione del nuovo convento abbiamo voluto riascoltare le parole stesse di Santa Teresa di Gesù che così descrive la sua prima fondazione, il monastero di San José ad Avila: «Il nuovo monastero doveva essere dedicato a San Giuseppe, che sarebbe stato di guardia a una porta, nostra Signora avrebbe vegliato sull’altra, ed egli, Gesù Cristo, sarebbe stato con noi: così il monastero avrebbe brillato come una stella di vivissimo splendore» (Teresa di Gesù, Libro della vita, 32,11).

E questo vuol essere l’augurio per la comunità che ora abita in questa grande casa. Se saranno di fondamento per quelli che verranno dopo, ricorda ancora Santa Teresa, l’edificio non crollerà.

P. Federico Trinchero, Superiore Provinciale