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	<title>Mio fratello Sacerdote Archivi - Amicizia Missionaria</title>
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	<description>Frati Carmelitani Scalzi Missionari in Centrafrica</description>
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		<title>Padre Maurice Maïkane, il primo carmelitano centrafricano</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 20:11:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mio fratello Sacerdote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Padre Federico Trinchero Padre Maurice Maïkane è il primo carmelitano centrafricano. Ha cinquant’anni ed è nato a Bozoum, la prima missione dei carmelitani scalzi in Centrafrica, che si stabilirono in questa città nel 1971, l’anno dopo la nascita di padre Maurice. Quando padre Domenico Rossi, da poco arrivato a Bozoum, aprì un piccolo seminario  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><em>di Padre Federico Trinchero</em></p>
<p class="p3">Padre Maurice Maïkane è <strong>il primo carmelitano centrafricano</strong>. Ha cinquant’anni ed è nato a Bozoum, la prima missione dei carmelitani scalzi in Centrafrica, che si stabilirono in questa città nel 1971, l’anno dopo la nascita di padre Maurice.</p>
<p class="p3">Quando padre Domenico Rossi, da poco arrivato a Bozoum, aprì un piccolo seminario per accogliere e formare le vocazioni autoctone, padre Maurice fu tra i primi ragazzi che ne fecero parte. In seguito il Seminario venne trasferito a Bouar-Yolé, dove padre Maurice continuò la sua formazione. Nel 2002, per una felice coincidenza, è stato ordinato sacerdote da colui che l’aveva battezzato quando era bambino: Monsignor Armando Gianni, ultimo parroco cappuccino a Bozoum.</p>
<p class="p3">Padre Maurice è stato per diversi anni <strong>formatore nel Seminario minore di Yolé-Bouar</strong>, che lui stesso aveva inaugurato nel 1986. In seguito ha studiato Teologia pastorale a Roma per due anni. Nel 2015 è rientrato in Centrafrica ed è stato destinato alla parrocchia di Baoro. Qui, per cinque anni, si è consacrato a mettere in pratica nella savana quanto aveva studiato a Roma, consacrandosi corpo e anima all’evangelizzazione dei villaggi e a <strong>seguire tutte le scuole</strong> che i missionari che l’hanno preceduto hanno aperto per l’alfabetizzazione di tanti bambini.</p>
<p class="p3">Sempre a Baoro è stato anche un ottimo <strong>direttore della scuola di meccanica</strong>, ormai celebre in tutto il Centrafrica, permettendo a tanti giovani di imparare un mestiere utile e ricercato come quello del meccanico.</p>
<p class="p3">Da pochi mesi padre Maurice è stato nominato priore del Convento del Carmel di Bangui.</p>
<p class="p3">Sempre molto gentile, ottimista e sorridente, padre Maurice si difende bene anche in cucina.</p>
<p class="p3">Vi chiediamo una preghiera per lui, soprattutto per questa nuova missione che dalla savana l’ha catapultato nella capitale del Centrafrica.</p>
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		<title>Padre Enrico Redaelli</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 16:05:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mio fratello Sacerdote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Padre Enrico Redaelli, anche se ha solo quarantasette anni, è il decano dei più giovani, cioè il più anziano dell’ultima generazione di missionari arrivati in Centrafrica dall’Italia negli ultimi anni. Originario di Mariano Comense e lombardo purosangue, ha avuto un primo e forte assaggio di vita missionaria già tra il 1996 e il 1997, quand’era  [...]</p>
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<div class="column">
<p>Padre Enrico Redaelli, anche se ha solo quarantasette anni, è <strong>il decano dei più giovani</strong>, cioè il più anziano dell’ultima generazione di missionari arrivati in Centrafrica dall’Italia negli ultimi anni.</p>
<p>Originario di Mariano Comense e lombardo purosangue, ha avuto un primo e forte assaggio di vita missionaria già tra il 1996 e il 1997, quand’era ancora giovane studente in formazione, prestando il suo servizio presso il nostro seminario minore a Yolé. Nel 2002, ormai sacerdote, ritorna a Yolé – la missione che fu il suo primo amore di gioventù – e sempre a servizio delle vocazioni della missione. Dopo poco tempo assume l’incarico di direttore dei seminaristi del primo ciclo (scuole medie e biennio delle superiori).</p>
<p>Dopo sei intensissimi anni, tra malaria e colpi di stato, è rientrato in Italia per un triennio, facendo parte della<strong> comunità parrocchiale di Savona</strong>, impegnandosi in modo particolare nella pastorale giovanile.</p>
<p>Nel 2011 padre Enrico ritorna per la terza volta a Yolé – tanto le sue doti di formatore sono essenziali per la vita della missione. Questa volta occupa da subito la funzione di direttore del secondo ciclo (i ragazzi dell’ultimo triennio delle superiori) e di maestro dei postulanti, la tappa precedente il noviziato.</p>
</div>
<p>Dal 2014 al 2017 padre Enrico ritorna in parrocchia, questa volta non a Savona, ma in quel di <strong>Bozoum</strong>, in compagnia di padre Aurelio e padre Norberto. E anche qui, come già aveva dimostrato in Italia, non si risparmia con il lavoro pastorale con i giovani centrafricani</p>
<p>Nel 2017 padre Enrico ritorna ancora, con la dedizione di sempre, a servizio della<strong> formazione dei giovani frati</strong> nel delicato incarico di maestro dei novizi, un ruolo chiave nella trasmissione del carisma carmelitano ai candidati centrafricani e, oramai, anche camerunesi. Forte regista tutto campo e tifoso del grande Milan che fu, padre Enrico è un frate tutto campo anche in convento, di quelli che si donano senza sosta, dalla cucina all’idraulica e che lavorano fino a notte inoltrata, <strong>dimenticando di mangiare e di dormire</strong> pur di essere al servizio dei fratelli della comunità, discretamente e senza far troppo parlare di sé.</p>
<p>Vi chiediamo <strong>una preghiera per lui</strong> affinché il Signore lo ricompensi delle sue fatiche e gli doni pazienza e salute. E una preghiera anche per i giovani che sono da lui accompagnati affinché possano rispondere con generosità e nelle verità alla chiamata del Signore.</p>
<p><em>Padre Federico Trinchero </em></p>
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		<title>Padre Matteo Pesce</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 15:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mio fratello Sacerdote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Padre Matteo Pesce è un “figlio d’arte” di lunga e celebre tradizione. Originario di Arenzano, tra i confratelli carmelitani ha trovato già ben quattro membri della sua famiglia: due prozii e due zii. E, tanto per non farsi mancare nulla, anche suo fratello gemello, padre Marco, e suo cognato, padre Angelo, sono entrambi frati carmelitani.  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Padre Matteo Pesce è un “figlio d’arte” di lunga e celebre tradizione. Originario di Arenzano, tra i confratelli carmelitani ha trovato già ben quattro membri della sua famiglia: due prozii e due zii. E, tanto per non farsi mancare nulla, anche suo fratello gemello, padre Marco, e suo cognato, padre Angelo, sono entrambi frati carmelitani. Della sua famiglia, quello che sicuramente conoscete meglio è l’infaticabile apostolo delle nostre missioni, padre Anastasio Roggero.</p>
<p>Ma non è finita qui. Possiamo addirittura dire che l’amore per la missione in Centrafrica, padre Matteo l’abbia assimilato dal latte materno. I suoi genitori, infatti, Angelo e Aurelia, hanno per più di quarant’anni lavorato nell’Ufficio Missionario occupandosi con dedizione (e pazienza…) di tutte le più disparate necessità della Missione: corrispondenza, container, contabilità, documenti, viaggi, medicinali, bagagli dei missionari, contatti con gli amici della missione…</p>
<p>Padre Matteo, che ha 38 anni, è arrivato in Centrafrica nel settembre 2013, a Bangui, proprio qualche mese prima che scoppiasse la guerra e il Carmel fosse invaso da migliaia di profughi. Doveva restare in missione solo per un anno… ma ormai di anni ne sono passati sette e si trova ancora in Centrafrica.</p>
<p>Di animo buono e gentile, nonostante la sua altezza (185 centimetri) cerca di emergere il meno possibile e in questi anni si è occupato della formazione dei prenovizi a Bangui e, da tre anni, si occupa con entusiasmo delle cappelle della savana di Bozoum, insieme a padre Norberto.</p>
<p>Padre Matteo si muove con scioltezza tra i fornelli come sulle corde di una chitarra, ma la sua vera passione sono i poveri – in modo particolare bambini di strada, malati e prigionieri – che non lo trovano mai di fretta, ma sempre disponibile per una parola e un aiuto.</p>
<p>Vi chiediamo una preghiera per lui, affinché Gesù gli doni forza ed entusiasmo per continuare la sua opera nella vigna del Signore.</p>
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		<title>Padre Marco Poggi</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 14:56:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Padre Marco Poggi, originario delle colline tortonesi e figlio di un produttore di un eccellente moscato, è arrivato in Africa nel 2004 quando era ancora studente, per poi tornare come diacono nel 2008 e, definitivamente e come sacerdote, nel 2009. Dopo avere svolto il suo ministero in diverse missioni come St. Elie, Bangui e Bozoum,  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Padre Marco Poggi, originario delle colline tortonesi e figlio di un produttore di un eccellente moscato, è arrivato in Africa nel 2004 quando era ancora studente, per poi tornare come diacono nel 2008 e, definitivamente e come sacerdote, nel 2009. Dopo avere svolto il suo ministero in diverse missioni come St. Elie, Bangui e Bozoum, dal 2011 è incaricato della formazione dei nostri seminaristi a Bouar-Yolé. Qui, pur non nascondendo la sua nostalgia per gli anni trascorsi come missionario in savana, ha dimostrato grandi qualità di educatore, dedicandosi con grande generosità ai seminaristi più piccoli. Un lavoro delicato e importante e che richiede molto sacrificio e pazienza. Un lavoro essenziale per il futuro del Carmelo centrafricano affinché l’opera dei missionari possa essere continuata dai figli di questa terra.</p>
<p>In particolare, padre Marco è il direttore della scuola della scuola che, dalla prima media alla quinta superiore, accoglie circa 150 allievi dei tre seminari minori di Bouar-Yolé: diocesani, cappuccini e carmelitani. Padre Marco stesso si occupa dell’insegnamento del latino, ma la sua lingua preferita è il <em>sango</em>, la lingua del Centrafrica. Anche se l’obiettivo primario del Seminario è la formazione dei seminaristi (cioè dei futuri religiosi e sacerdoti del Centrafrica), ciò non toglie che, di fatto, il Seminario diretto da padre Marco (fondato nel 1986) sia una delle migliori e più conosciute scuole del paese.</p>
<p>Padre Marco non si occupa solo della scuola, ma anche dei lavori che impegnano i seminaristi: dall’agricoltura alla meccanica, e soprattutto negli allevamenti di mucche, capre e maiali. Ultimamente pare abbia provato addirittura a seminare del buon grano della sua terra d’origine… ma non sappiamo ancora nulla circa il raccolto. Ovviamente non mancano i lavori di manutenzione del seminario, che padre Marco segue grazie anche al contributo di alcuni volontari italiani.</p>
<p>Grande appassionato di calcio (è un tifoso dell’Inter), padre Marco ha però con il tempo maturato un grande amore per la Parola di Dio che ama leggere, studiare e soprattutto annunciare.</p>
<p>Vi chiediamo una preghiera per lui, affinché il Signore continui a sostenerlo nella sua opera missionaria in Centrafrica.</p>
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		<title>Padre Federico Trinchero</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 14:29:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Entrato a 12anni nel Seminario Carmelitano di Arenzano (Genova), Padre Federico Trinchero non ha mai dimenticato le sue radici piemontesi (Casale Monferrato,1978). Ordinato sacerdote nel2006, nel 2009 ha conseguito la licenza in teologia patristica all’Augustinianum di Roma. È in Centrafrica dal 2009 e dal 2013 si trova nel convento di Notre Dame du Mont Carmel  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Entrato a 12anni nel Seminario Carmelitano di Arenzano (Genova), Padre Federico Trinchero non ha mai dimenticato le sue radici piemontesi (Casale Monferrato,1978).</p>
<p>Ordinato sacerdote nel2006, nel 2009 ha conseguito la licenza in teologia patristica all’Augustinianum di Roma. È in Centrafrica dal 2009 e dal 2013 si trova nel convento di Notre Dame du Mont Carmel a Bangui, la capitale del Paese,dove si occupa della formazione dei giovani studenti di cui è il padre maestro.</p>
<p>Ha viaggiato in diverse nazioni africane, ma ama restare nel chiostro carmelitano. Se durante l’ora di orazione quotidiana ha qualche idea (o distrazione) ne rende partecipi i confratelli, arricchendo così la ricreazione comunitaria. Non ha pubblicato nessun libro (per ora!), ma le sue lettere periodiche, scritte con stile accattivante, sono molto gradite dagli amici della missione e hanno risonanza sulla stampa per la capacità di raccontare, con spirito fiducioso,anche i momenti più difficili del Centrafrica.</p>
<p>Era infatti Priore del Convento quando il Carmel iniziò ad accogliere, a fine 2013, oltre 10.00 0profughi. Attraverso le sue parole condivide i tanti sogni, originali e belli ma anche concreti. Tra questi c’è la costruzione di una chiesa al Carmel e la riedificazione del Paese, ciclicamente distrutto da guerre, con i “mattoni della pace” prodotti a Bangui. Il primo “cliente” ad acquistare i mattoni è stato addirittura Papa Francesco che li ha voluti utilizzare per la realizzazione di un centro destinato ai malnutriti di Bangui. Come inizio,quindi, non c’è male!</p>
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		<title>Padre Marcello Bartolomei</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 22:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mio fratello Sacerdote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piccola Teresa di Lisieux, Patrona delle Missioni, guardava i suoi «fratelli missionari» con gli occhi stessi di Gesù e, quasi mettendosi al posto di Lui, riscrive al femminile la preghiera sacerdotale del Divino Maestro, rivolgendosi al Padre celeste per dirGli d’aver custodito sulla terra «i suoi fratelli missionari» (cfr. Ms C 34v°). Anche noi  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La piccola Teresa di Lisieux, Patrona delle Missioni, guardava i suoi «fratelli missionari» con gli occhi stessi di Gesù e, quasi mettendosi al posto di Lui, riscrive al femminile la preghiera sacerdotale del Divino Maestro, rivolgendosi al Padre celeste per dirGli d’aver custodito sulla terra «i suoi fratelli missionari» (cfr. Ms C 34v°). Anche noi portiamo nel cuore i nostri missionari: il “fratello sacerdote” di questo numero è P. Marcello che quest’anno festeggia il 50° anniversario di Professione dei voti religiosi.</strong></p>
<p>I libri in lingua sango diffusi in Centrafrica sono pochi e tra questi due, probabilmente i più diffusi, hanno padre Marcello come autore: <em>“Ala use ala ga tere oko” </em>(una catechesi sul matrimonio) e<em> “Sambela”, </em>un piccolo libro di preghiere che ogni cristiano centrafricano degno di questo nome non può non avere tra le sue mani. Tra poco, inoltre, verrà finalmente pubblicata una nuova versione del vangelo in lingua sango e padre Marcello non poteva non essere tra coloro che hanno rivisto e corretto, versetto dopo versetto, questo indispensabile strumento per l’evangelizzazione.</p>
<p>Padre Marcello Bartolomei, classe 1952 e originario della Garfagnana, è il decano dei nostri missionari. Arrivato in Centrafrica nel 1982, da quasi 40 anni opera instancabilmente per la Chiesa di questo paese. La sua prima missione è stata Bozoum dove ha lavorato per 20 anni: dapprima prestando il suo servizio nelle cappelle di savana e in seguito come parroco. Trasferito a Bouar, ha lavorato nelle nostre due case di formazione: il Seminario minore a Yolé e il noviziato a Sant’Elia. Attualmente è il superiore del nostro Seminario. Per anni è stato il braccio sinistro di Mons. Armando Gianni, vescovo di Bouar. Il braccio destro era, infatti, don Mirek Gucwa, un sacerdote diocesano polacco. Quando quest’ultimo, nel 2018, è diventato vescovo della diocesi, allora padre Marcello è diventato il braccio destro di Mons. Gucwa che l’ha immediatamente nominato vicario generale della diocesi.</p>
<p>Padre Marcello, che possiede perfettamente il sango (la lingua del Centrafrica), ha dedicato gran parte del suo ministero alla pastorale famigliare, alla preparazione delle coppie al matrimonio cristiano, all’educazione dei giovani a una sessualità responsabile e alla formazione dei catechisti animando innumerevoli sessioni in tutta la diocesi. È un missionario di altri tempi, un lavoratore discreto e infaticabile nella vigna del Signore. Tutti ce l’invidiano. E noi siamo così fieri di lui che speriamo che il Signore gli doni ancora tanta forza e tanta salute per lavorare per il Carmelo e la Chiesa del Centrafrica ancora per tanti anni. L’affidiamo alle vostre preghiere.</p>
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		<title>Padre Anastasio Roggero</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 17:29:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mio fratello Sacerdote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avere «un fratello sacerdote» era stato sempre il sogno di Santa Teresina. Scrive: «Sento in me la vocazione del Sacerdote: con quanto amore, o Gesù, ti porterei tra le mani quando, alla mia voce, discenderesti dal Cielo... Con quanto amore ti darei alle anime!» (Ms B 2v), e sogna di essere un Apostolo che percorre  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avere «un fratello sacerdote» era stato sempre il sogno di Santa Teresina. Scrive: «Sento in me la vocazione del Sacerdote: con quanto amore, o Gesù, ti porterei tra le mani quando, alla mia voce, discenderesti dal Cielo&#8230; Con quanto amore ti darei alle anime!» (Ms B 2v), e sogna di essere un Apostolo che percorre tutta la terra. In questa piccola rubrica, proponiamo un missionario carmelitano come «<strong>fratello spirituale</strong>», un modo di partecipare spiritualmente alla missione. Il “fratello sacerdote” di cui parliamo è Padre Anastasio Roggero.</p>
<p>È il carmelitano che, sempre “armato” della sua <strong>macchina fotografica</strong>, gira il mondo ai cento all’ora, dall’India agli Stati Uniti, <strong>parlando in otto lingue diverse</strong>, di Gesù Bambino e della sua missione.</p>
<p>A dargli i natali è un piccolo paese sulle colline di Imperia, ma lui scherzando dice: “Io sono nato in Africa” ed effettivamente dal 1975 il suo cuore è in Centrafrica. Senza il suo entusiasmo le nostre missioni sarebbero meno belle.</p>
<p>Tre sono i suoi amori: Gesù Bambino, i poveri del Centrafrica e le piante. Nel 1999 infatti, acquistò un appezzamento di terreno nella savana, alla periferia di Bangui, e lo trasformò in un <strong>giardino</strong> dove oggi si può godere di un’immensa piantagione di palme e piante tropicali. Da allora non ha mai abbandonato questa sua passione e torna a Bangui per incoraggiare il lavoro agricolo.</p>
<p>Ed è sempre grazie alla sua iniziativa che oggi nel Santuario di Arenzano si produce <strong>l’Essenza di Lavanda</strong>.</p>
<p>Il 12 aprile compie <strong>80 “primavere”</strong>. Esprimiamo le nostre congratulazioni, ricordandolo nelle nostre preghiere per la sua missione!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amiciziamissionaria.it/mio-fratello-sacerdote/padre-anastasio-roggero/">Padre Anastasio Roggero</a> proviene da <a href="https://www.amiciziamissionaria.it">Amicizia Missionaria</a>.</p>
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		<title>Padre Aurelio Gazzera</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2019 14:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mio fratello Sacerdote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piccola Teresa di Lisieux, che tutti conosciamo come Patrona delle Missioni, non aveva ancora quindici anni quando sentì una chiamata molto speciale: diventare «apostola degli apostoli». È Santa Teresina a dare inizio alla prima “adozione a distanza” di missionari, con l’intento di offrire per loro preghiere e sacrifici. In questa rubrica, proponiamo un missionario carmelitano  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amiciziamissionaria.it/mio-fratello-sacerdote/padre-aurelio-gazzera/">Padre Aurelio Gazzera</a> proviene da <a href="https://www.amiciziamissionaria.it">Amicizia Missionaria</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La piccola Teresa di Lisieux, che tutti conosciamo come Patrona delle Missioni, non aveva ancora quindici anni quando sentì una chiamata molto speciale: diventare «apostola degli apostoli». È Santa Teresina a dare inizio alla prima “adozione a distanza” di missionari, con l’intento di offrire per loro preghiere e sacrifici. In questa rubrica, proponiamo un missionario carmelitano come «fratello spirituale», un modo per partecipare alla missione.</p>
<p>Il fratello sacerdote” di questo numero di Amicizia Missionaria è Padre Aurelio Gazzera. Non potevamo che iniziare da lui. Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha conferito a padre Aurelio il titolo di “Ufficiale della Repubblica Italiana”, onorificenza riservata a cittadini che si sono distinti per atti di eroismo o per l’impegno nella solidarietà, nella cooperazione internazionale&#8230; il buon Dio ha concesso molto coraggio a Padre Aurelio. Cuneese d&#8217;origine, è missionario carmelitano, Presidente della Caritas diocesana e autore del Blog &#8220;Bozoum in diretta&#8221; e del libro “Coraggio”. Ha creato la Fiera Agro-Alimentare di Bozoum, una banca di micro-credito, una scuola media e un liceo…</p>
<p>Ma in Centrafrica la terra è ricca di risorse che molti vogliono depredare. Il ruolo dei Missionari è anche quello di cercare la pace. Padre Aurelio è soprannominato “zo so a zi ngombe na ti ti a saraguina”, “l’uomo che ha piegato il fucile ai banditi” per aver favorito la riconciliazione tra ribelli e popolazione locale.</p>
<p>Esprimiamo le nostre congratulazioni a Padre Aurelio, ricordandolo nelle nostre preghiere per la sua missione, affidatagli da Gesù.</p>
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